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Ritorno al medioevo.

 
 
   

Con l'approvazione del decreto Balduzzi è iniziata una notte lunga e profonda. Ma oltre al buio, la categoria dei medici, la sanità e tutto il mondo della medicina torna indietro, molto indietro. Torna nel medioevo.

Certamente, non intendiamo analizzare tutti i singoli articoli del decreto ormai legge.

Tutti i medici, a vario titolo, sono pesantemente colpiti e gli ospedali praticamente affondati. I pazienti andranno alla deriva. Imprevedibile tutto ciò? Ma scherziamo? Vi rimando ad un convegno che noi abbiamo organizzato al circolo della stampa di Milano nel 1995 "Ospedali alla deriva: che fare?" I medici di famiglia, la continuità assistenziale, gli ambulatoriali e gli ospedalieri subiranno un pesantissimo colpo.

Sia bene inteso, non stiamo valutando l'aspetto economico contrattuale per il quale, ormai, il sole è tramontato da un bel po' di tempo. Stiamo parlando dell'aspetto normativo. Le aziende ospedaliere non sono più obbligate a stipulare contratti di assicurazione sul rischio professionale, le assicurazioni stanno abbandonando il settore e, dal prossimo anno, per molti medici sarà difficile assicurarsi, se non con tariffe elevatissime. Si aggiunga una significativa riduzione dei posti letto, una riduzione delle strutture complesse e delle semplici, tagli lineari della spesa. Sommate questi punti alle norme recenti sul pensionamento e fate le vostre giuste riflessioni: non si presenta la visione della Virginia, dell’Alabama e dei campi di cotone di due o tre secoli fa?

Ma ciò che stupisce maggiormente è quella grande manifestazione che i sindacati "tradizionali", che riteniamo essere i principali responsabili dell'attuale disastro, hanno tenuto il 27.10.2012 a Roma ottenendo un grande risultato: nulla, proprio nulla. Esattamente ciò che hanno ottenuto negli ultimi 35 anni: nulla, proprio nulla.

Che fare, allora? Cosa può fare un piccolo e giovane sindacato come il Sindacato Medici Ospedalieri? Accidenti,  cosa fare? Dobbiamo tenere la posizione, confrontarci con tutti ogni momento ed in ogni posto. Dobbiamo riprendere il nostro ruolo, la fiducia in noi stessi, nel nostro lavoro nella nostra professione. Svegliare tutti i medici dal profondo torpore, dalla profonda anestesia che è stata somministrata in questi lungi 35 anni. Sveglia, anche se è notte fonda!

Dobbiamo affrontare tutti i decreti, le leggi, le norme che sono e che noi riteniamo ingiuste. E cambiarle! Non bisogna avere paura. Bisogna abbandonare i vecchi sindacati e dare la fiducia al nuovo. Non un contratto a vita, ma un accordo a tempo, a breve tempo. E se il sindacato non dovesse raggiungere i risultati, ricambiare ancora. Togliere la fiducia in caso di fallimento.

C'è qualcosa, oggi, per cui vale la pena non battersi?

C'è qualcosa per cui, oggi, il medico deve stare zitto?
C'è qualcosa per cui il medico non deve alzare la testa?
C'è qualcosa per cui il medico deve ancora continuare a subire in silenzio?

C'è qualcosa per cui non bisogna cambiare?

Questa, probabilmente, è l'ultima chiamata per la nostra categoria e per la nostra sopravvivenza professionale. Ogni medico, qualunque sia il suo ruolo, ovunque svolga il suo lavoro, qualunque sia il suo pensiero (se ancora esiste) politico, ha l'obbligo morale, professionale, etico di alzarsi in piedi e dire basta! Perché è uomo libero. Tocca a noi far nascere un nuovo sole, una nuova luce, un nuovo giorno che possa spazzare via il buio di questa notte, tenendo ben presente che nessuna notte è infinita.

Giuseppe Bonfiglio

Presidente

Milano, 12 novembre 2012
 
       
         
   

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