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Quando nella Sanità c’è chi paga due volte

 
 
   

La lettera di un malato, che chiede scusa per il costo delle cure ricevute per la sua grave malattia, merita un commento. Un amaro commento. Quando, alcuni mesi or sono, è stata comunicata la direttiva che imponeva ai medici di comunicare ai pazienti il costo delle cure erogate “in nome della trasparenza”, il Sindacato Medici Ospedalieri ha scritto che questa indicazione è umiliante per il malato. L’ordine dei Medici di Milano ed il coordinamento Regionale della Federazione degli Ordini dei Medici hanno invitato i competenti uffici regionali a ritirare tale disposizione, senza ottenere alcuna risposta. Siamo, dunque, giunti al punto che nessuno prova un senso di vergogna nel rinfacciare al malato il costo delle cure dovute? Tutti sono d’accordo sulla trasparenza nella pubblica amministrazione e, soprattutto, nella sanità?

Le domande, invece, che voglio rivolgere a Regione Lombardia, pretendendone risposta, sono semplici: perché mai la sanità in Lombardia negli ultimi 18 anni è passata da 14.200 miliardi delle vecchie lire (anno 1992-93) al costo attuale di 34.500 miliardi delle vecchie lire? Come sono stati spesi questi soldi? I posti letto in Lombardia sono stati ridotti del 50%. Come mai non c’è stata una riduzione delle spese? Con quali criteri sono stati assegnati gli appalti esterni degli ospedali e con quali costi? Quante e quali “consulenze” esterne vengono assegnate ogni anno e con quali costi? Perché nessuno dice che il servizio sanitario nazionale è finanziato totalmente dal contribuente (per la precisione, nella misura del 108-110%)? Quindi, quando si parla di riduzione della spesa o tagli, bisognerebbe ridurre anche l’onere per il contribuente. Perché quasi tutti i posti chiave negli ospedali sono assegnati a personale tesserato? Che fine ha fatto il merito e la tanta decantata meritocrazia?

Assistere al primato dell’aspetto economico su quello etico, dove il malato è primariamente una percentuale, mezzo per affermare se stessi o pubblicizzare un indirizzo amministrativo, è un palcoscenico dove la recita del medico è veramente senza anima. A questo proposito, si è detto che la sanità lombarda è un punto di riferimento importante per la sanità nazionale. Desidero ricordare, però, che essa nasce dal principio fondamentale della pietas, che va tenuta ben presente in ogni azione da chi nel complesso mondo della sanità opera. Perché se così non dovesse essere, potremmo addirittura giungere a dover ricordare le parole di Cristo, quando disse ”avete trasformato la casa del Padre in una spelonca di mercanti”. E, sinceramente, ci auguriamo di non doverlo fare mai.

Mentre a Roma si discute, Sagunto brucia...

Il Sindacato Medici Ospedalieri ritiene che coloro che hanno da sempre firmato i contratti della sanità - quindi tutte le 17 sigle sindacali firmatarie della lettera - siano tra i principali responsabili del grave stato in cui versano i medici, gli ospedali e la sanità in generale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non ci sono alibi o attenuanti.

Pertanto, come avviene in qualsiasi azienda o realtà democratica seria o paese di stile anglosassone, realtà nelle quali quando vengono falliti gli obiettivi, i responsabili  assumono con assoluta serenità l’unico atteggiamento razionale e si fanno da parte, così anche loro dovrebbero assumere lo stesso atteggiamento e dimettersi. Sarebbe un grande gesto, una grande azione. La loro più grande e bella azione degli ultimi 30 anni. L’intera categoria dei Medici lo sta aspettando.

Del resto, i Medici ne hanno proprio un grande diritto, se non altro per l'infinita pazienza che hanno dimostrato per trenta lunghissimi anni.

Giuseppe Bonfiglio
Presidente
Dal Corriere della Sera, Domenica 8 aprile 2012
                                                                            Leggi la lettera del paziente
 
       
         
   

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