Il silenzio della contestazione

Il conto del cancro

 
 

È stupefacente ascoltare l’assordante silenzio dei soliti contestatori istituzionali contro la decisione di Formigoni, Presidente, e Bresciani, Assessore alla Sanità    della Regione Lombardia di dare il conto totale della loro malattia ai malati sia gravi che  immaginari della loro Regione. Ma non sai quanto costa il tuo cancro alla comunità? Ecco la tua fattura! Ma sanno questi signori quanta fatica si fa a sostenere psicologicamente un canceroso? Pensano che questa informazione possa migliorare l’umore dei malati gravi e favorire il miglioramento? Che bello, sono un malato grave, ma per la mia malattia spende tutto la Regione! È possibile che in qualche caso fortunato la notizia della spesa sia un motivo di sollievo ma. conoscendo i nostri malati, possiamo solo dire che sarà un motivo di tristezza e di preoccupazione in più: sono proprio grave!

Forse può esserci anche indifferenza: mi è andata bene, ha pagato tutto la Regione, speriamo che il Governo non ci porti al fallimento, se no chissà cosa dovrei pagare!

Sicuramente sapere il costo di una degenza non è motivo di sollievo. Il medico curante cerca di dare al malato le cure migliori. È questa una buona cura? No,  è una cattiva cura o è una cura indifferente: allora perché praticarla?  Giustamente i medici si ribellano. Il Presidente dell’Ordine di Milano, Roberto Carlo Rossi “per essere curato con il servizio sanitario il cittadino paga già le tasse , informarlo con il referto della cifra spesa per lui è umiliante . L’obiettivo è indurlo a  risparmiare”.  Per Giorgio  Lambertenghi, Presidente dei Medici Cattolici (AMCI) “presentare il conto , non è compito del medico che fa un altro mestiere. Mi sembra poco etico, è come far pesare sul paziente il costo della sua malattia “.

Ma come mai tacciono i vari gruppi di protesta che fanno capo al Tribunale del Malato? Perché anche le Confederazioni dei lavoratori, CGIL, CISL, UIL, non sollevano alcuna obiezione? Perché sanno che, sotto l’apparente motivazione della corresponsabilizzazione, in effetti c’è tutta  una minaccia per i medici: se firmi troppe spese sarai punito,  però se farai risparmiare sarai premiato. Ciò è veramente terrificante.  Il malato vivrà nel terrore di essere curato poco e male perché il medico ci perderà nello stipendio se darà cure costose, anche se sa che sono quelle giuste, incasserà  danaro se fa risparmiare la Regione  anche se la terapia non è la migliore. Solo dei burocrati passacarte possono avere inventato una disposizione così immorale,  negativa, foriera  di altre spese per cure psichiatriche ad ammalati già severamente preoccupati, tutta gente che non hai mai avuto  cura di pazienti. In verità, tra i medici qualche flebile voce di consenso viene dai soliti portavoce delle associazioni della “struttura” abitualmente firmatarie entusiaste di tutte le convenzioni nazionali e regionali  indifferenti al rapporto medico-malato e preoccupate solo di strutturare nuovi uffici e aggregazioni burocratiche (Utap , Ncp, Creg, Cccss, ecc.). Per questi personaggi, più impiegati che medici, l’iniziativa regionale è di grande trasparenza e di grande civiltà “anche i disoccupati possono verificare che gli vengono assicurate le cure”. Dichiarazione  decisamente indegna   e  mortificante: ma come si fa a pensare che in un paese civile i poveri non possano essere curati!  Possono non avere la camera col bagno o il letto per l’accompagnamento, ma dobbiamo sperare che i poveri disoccupati siano sempre assistiti e che abbiano tutte le cure che occorrono.

Le parole d’ordine di Formigoni e Bresciani sono: Conoscenza, Consenso, Responsabilizzazione, Trasparenza.

Ma perché cogliere il momento della malattia ? Non si possono conoscere i costi della sanità quando si è in buona salute e non si teme il ricatto di sospensione di terapie costose? Basterebbe pubblicare  tutti i DRG, le spese per Ospedali pubblici e privati, tutti i compensi del personale, degli amministratori, dei presidenti, degli assessori, della legione dei consulenti, di chi ha stipendi da dipendente + consulenze autorizzate  doviziose (non so cosa succede adesso ma ricordo che quando ero in servizio  il direttore amministrativo del mio ospedale era contemporaneamente autorizzato a fare il presidente di  una ASL e il presidente di un Ospedale pubblico di oltre 700 letti !), degli IRCCS, dei policlinici universitari ecc. ecc. Insomma, mettere in luce, diciamo in trasparenza, tutto, proprio tutto quello che riguarda la sanità; non sarebbe male avere qualche confronto tra pubblico e privato, ma anche tra pubblico e pubblico nonché tra privato e privato, per capire chi sperpera e chi specula.

Possibilmente, confrontare costi e spese tra regioni  italiane e, perché no d’Europa. Proprio ieri abbiamo letto su  Avvenire : “Trivulzio , troppi impiegati in ufficio, su 1500 dipendenti, 400 amministrativi, 200 a mansioni agevolate”. Sarà annotata questa spesa  sul foglio di dimissione, quando un vecchietto, vivo o morto, sarà dimesso dalla Baggina?

Questa è trasparenza impossibile, troppi trucchi, insincerità, elusioni, potrebbero essere messe in atto. Ma è questa la responsabilizzazione che chiede la gente, e quanto farebbe bene, associata ad una sana quota di austerità, per far sopportare sacrifici e sofferenze.

Cosa possono fare allora i medici? Quasi nulla, divisi come sono in minuscoli sindacati poco amati e poco seguiti. I sindacati di palazzo”strutturati”, che tutto firmano, hanno già approvato questa indegna umiliazione. Per le società scientifiche e gli scienziati non è un problema che li riguarda. Le Confederazioni dei lavoratori, le associazioni dei consumatori, i tribunali dei malati, non vedono, non sentono, non parlano, silenzio assordante.

Nel consegnare reperti pesanti con diagnosi preoccupanti, fogli di dimissione, ricette di farmaci costosi, ecc. i medici  SNAMI e gli ospedalieri del SINDACATO MEDICI OSPEDALIERI, stilleranno la lettera di scuse  spiegando bene che sono stati trasformati da medici in impiegati e devono passare le ore contrattuali non a parlare col malato ma a battere carte col computer.

Speriamo che Formigoni e Bresciani ci ripensino, si ravvedano e diano una bella strigliata ai funzionari che hanno inventato questo nuovo modo di rendere antipatico, cartaceo e burocratico il sistema sanitario lombardo.

L'articolo di Avvenire
L'articolo di La Stampa
Guido Caprio
SNAMI Esperienza
Milano, 22 gennaio 2012
 
 
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