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Fuga dai Sindacati

 
 
   

In uno dei primi incontri che abbiamo tenuto in Ospedale, un Collega ci ha chiesto: ma voi pensate che ci sia proprio bisogno di un nuovo sindacato di Medici dirigenti? Non sapete che attualmente l’Intersindacale della dirigenza è costituito da 13 Confederazioni sindacali ed ogni confederazione è composta da almeno 3 sigle? Non sapete che per andare a trattare in sede nazionale, regionale, locale bisogna far parte di una confederazione?

Non abbiamo saputo rispondere: ci siamo sentiti dei poveri illusi, utopisti e incapaci di stare al passo coi tempi e con il progresso della organizzazione burocratica della Sanità. Ora aumentiamo continuamente, ci avviciniamo ai 1000 iscritti! Anche se la Sisac al momento della rilevazione ci riconosce solo 8 iscritti.

Siamo stati costretti a fondare un nuovo sindacato da quando anche il settore dirigenza dello SNAMI è stato inglobato nella CIMO per una improvvida decisione nazionale. Non ci siamo più sentiti rappresentati da nessuno perché le 13 confederazioni nazionali, di cui sopra, sono praticamente diventate uffici distaccati dei ministeri, delle regioni, delle ASL. Queste Confederazioni hanno firmato contratti assurdi ed accettato condizioni di lavoro sempre meno professionali e sempre più impiegatizie. Il cappio della politica, delle cooperative, delle compagnie di affari e di famiglie è diventato sempre più stretto al collo dei Medici. La carriera per merito è praticamente inesistente.

Da qui la perdita di 5000 iscritti da parte dei sindacati della Dirigenza: Anaao -15 %, Cimo – 20%

Le 13 Confederazioni firmatarie non si interessano più del salario e della previdenza del Medico ma sono impegnate in programmi, piani sanitari, organizzazione della burocrazia sanitaria. Sembra assurdo ma non assistiamo più a lotte per il salario, per l’interesse economico del medico ospedaliero da parte dei sindacati Medici. Sembra questa una cosa disonorevole e meschina. I sindacati Medici hanno rinunciato allo scopo stesso per cui sono stati costituiti cioè fare attività sindacale per la promozione degli interessi degli iscritti.

I responsabili sindacali non dovrebbero - e non devono! - aspirare a diventare presidenti di ASL o di ONAOSI, né sottosegretari o ministri o consiglieri di ENPAM, ecc. Questa, invece, è attualmente la vera preoccupazione di quelli che ricoprono posti di un certo rilievo.

La libertà professionale è ufficialmente perduta: i Medici sottostanno all’ipocrisia della cosiddetta “intramoenia allargata” e sono costretti a vivere sotto il ricatto delle amministrazioni.

Con la conclusione dell’orario di lavoro contrattuale il medico deve essere libero di gestire la sua vita. Spetta agli Ospedali il compito di accaparrarsi la libera professione dei Medici, che saranno ben felici di poterla effettuare nel proprio ospedale dove trovano consulenze e possibilità diagnostiche immediate!

Lavorare nel “pubblico” è sempre stato, e dovrebbe continuare ad essere, un privilegio onorato. Invece, con frequenza sempre maggiore molti professionisti, esasperati, sono costretti a emigrare dal “pubblico“ al “privato”. Sembra quasi che gli amministratori ne siano soddisfatti perché questo permette loro di gestire l'organico a loro piacimento.

Il contratto di lavoro deve essere identico nei due ambiti, pubblico e privato, fatta salva la possibilità di ottenere condizioni di maggior favore attraverso la libera contrattazione aziendale. Il nuovo sindacato lotterà nelle sedi non solo locali, ma anche e soprattutto regionali e nazionali per una legislazione che definisca un unico tipo di contratto di lavoro per l’ospedalità pubblica e privata, nel rispetto della libera contrattazione aziendale e della libera professione, con modalità rigorosamente identica per il pubblico ed il privato e sempre con la garanzia della stabilità di carriera. Contratti a tempo, ad obiettivi o comunque precari, devono essere considerati illegittimi. Il precariato per un laureato in Medicina deve essere considerato inammissibile; a maggior ragione per uno specialista.

Il medico ospedaliero deve essere liberato da tutte le pastoie burocratiche che gli sono state scaricate addosso, peggio del povero cireneo del Vangelo, e deve poter impegnare tutte le sue capacità e le sue forze nel rapporto col paziente, nella diagnosi e nella terapia.

L’indennità di rapporto esclusivo deve essere riassorbita nel trattamento stipendiale pensionabile per compensare il blocco contrattuale causato dalla crisi economica.  

Il pagamento “a cottimo” di giovani laureati a tariffe mortificanti, inferiori a quelle delle badanti, deve essere vietato per legge e su questo problema devono intervenire anche gli Ordini dei Medici. È un problema di tariffa minima da sopravvivenza, che interessa non solo le colf, che hanno ottenuto questo diritto, ma chiaramente anche i Medici.

A cura della Presidenza e della Segreteria Nazionale

Giuseppe Bonfiglio e Guido Caprio

Milano, 29 novembre 2012
 
       
         
   

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