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8 domande a Vittorio Carreri

 
 
   

Sei stato Presidente della Società di Igiene, non so se hai partecipato con Giovanardi alla stesura della legge di Riforma Sanitaria, ma sicuramente con Vittorio Rivolta hai avviato la Riforma in Lombardia, hai tenuto comizi nel paese di Nuvolari, ma anche in città ed anche in Russia, proprio a Nizhnij Novgorod. Nonostante tutto, sei stato sempre apprezzato e amato anche da chi non condivideva le tue opinioni ma, prima delle 8 ti trovava già in ufficio. Per la tua infinita disponibilità, mi permetto di porti 8 domande.  

 

1. La scelta dei Direttori Generali è obbligatoriamente una scelta politica: il che avvia, non sempre, ma quasi, la creazione di una rete di interessi di sottogoverno che non premiano certo il merito e la competenza, ma troppo spesso l’appartenenza ad un partito politico o ad una lega o ad una associazione. È possibile cambiare o migliorare? e come ?

La scelta dei Direttori Generali delle Aziende Sanitarie non deve essere di natura politica. In origine esisteva una apposita Commissione Ministeriale formata da Consiglieri di Stato, da Magistrati, da Direttori Generali dei Ministeri competenti. Essa esaminava i curricula presentati dai soggetti interessati e alla fine veniva predisposto un “Elenco dei soggetti in possesso dei requisiti per lo svolgimento delle funzioni di direttore generale delle unità sanitarie locali e delle aziende ospedaliere”. Tale elenco, approvato con Decreto del Ministero della Sanità del 25 febbraio 1994, è stato pubblicato sul “Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 18/3/1994”. Le Regioni hanno deciso successivamente di farsi propri elenchi, forse perché alcuni dei soggetti appoggiati dalle varie Giunte Regionali non erano riusciti ad entrare negli elenchi nazionali per carenza dei requisiti richiesti.

2. Alla testa di Aziende Ospedaliere ci sono almeno 4 Direttori: Presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, Direttore Generale, Direttore Amministrativo, Direttore Sanitario: persino in Russia, patria riconosciuta dello statalismo, ma in quasi tutti i paesi del mondo, c’è un solo direttore, il più delle volte medico. Questo è solo un esempio dell’iperburocrazia che strozza la Sanità. Si può semplificare il sistema ?

Il problema non è dovuto ai tre o quattro direttori. Spesso manca la professionalità indispensabile per svolgere responsabilità complesse e decisamente rilevanti. Esistono importanti problemi nella formazione e nell’aggiornamento dei dirigenti e ci sono carenze anche di tipo universitario.

3. Ritieni possibile migliorare l’attuale sistema di carriera ai posti di responsabilità professionale, molto legato a quel reticolo di interessi che nasce dalle nomine direttive, per garantire merito, competenza, capacità professionale ed efficienza ? Potrebbe essere utile per esempio la consultazione di anziani ( pensionati ?) o comunque di un Consiglio non stipendiato di sanitari ?

I consigli e i comitati dei sanitari hanno un ruolo marginale nelle decisioni aziendali.  Essi devono essere invece protagonisti sia nella programmazione sia nei provvedimenti più significativi.

4. Fra pubblico e privato ci deve essere concorrenza od omogeneità ? Normative amministrative, contabili, leggi, sistemi di nomine professionali e concorsi per posti di lavoro e per la carriera possono mai essere le stesse ?

Pubblico e privato possono coesistere nell’ambito di regole chiare, correttamente applicate ed adeguatamente monitorate. Il privato, anche in Lombardia, per tutti i noti fatti non può aspirare ad essere sostitutivo del sistema sanitario pubblico. Occorre a tale proposito assicurare a tutela della salute dei cittadini un moderno sistema della qualità, della certificazione, dell’accreditamento all’eccellenza sia nei confronti del pubblico che del privato. La verifica e i controlli sul sistema della qualità delle performance erogate va gestito, a mio avviso, da una istituzione scientifica indipendente.

5. Uno dei problemi più gettonati sulla stampa in questo momento è quello del Pronto Soccorso. Si conoscono le cause: afflusso degli immigrati, presenza di macchine diagnostiche suggestionanti, risparmi su ticket, sfiducia verso la medicina generale.

Quali proposte possono migliorare la situazione?

a ) richiesta documentata del medico di base - sono quasi tutti in rete –

b) deciso aumento del ticket per gli ingressi non gravi – importanza del triage –
c) partecipazione al PS dei medici di Medicina Generale
d) ampliamento degli spazi, delle comodità, come grande hall di grande albergo, quasi salone di ricevimento o sala teatrale

La crisi dei pronto soccorso è il segnale più clamoroso e drammatico del fallimento della Medicina Generale, della disorganizzazione della rete ospedaliera e della mancata integrazione sanitaria e sociale. Eppure per la così detta assistenza sanitaria di base si spende il 50% di quello che un tempo veniva definito il Fondo Sanitario Nazionale, oggi “Bilancio Sanitario”. In Italia, come è noto, si “risparmia” solamente sulla prevenzione. Non esiste un vero rapporto tra l’ospedale e il territorio, l’assistenza primaria e la continuità assistenziale non sono realizzate. Qualche tempo fa come amministratore della Fondazione Opera San Camillo di Milano ho concorso a progettare e a realizzare un’organica collaborazione tra un gruppo di Medici di Medicina Generale,  la Casa di Cura San Pio X di Milano e l’ASL competente per territorio. I risultati dei primi anni della sperimentazione sono molto incoraggianti e apprezzati dai cittadini assistiti.

6. Nella Medicina Generale si discute animatamente di riforme come NCP, UTAP, CReG o appalto di anziani, cronici e invalidi a cooperative di servizi: non è solo un incremento di burocrazia senza vantaggio per il rapporto medico-malato, così importante soprattutto per persone fragili ?

Vale per me quanto ho scritto nel precedente punto 5,

7. Tagli in sanità: dove abbattere la scure? Su prestazioni a bisognosi e invalidi o su burocrazia, stipendi, incentivi, progetti, premi? Di quanto aumentare i ticket? come e a chi? Quanto per ricoveri e quanto per attività ambulatoriali?

L’Italia spende ogni anno per la sanità oltre 100 miliardi di euro. Manca tuttavia una programmazione socio sanitaria e gli sprechi sono ancora assi consistenti. Il Lombardia per esempio ci sono 200 ospedali pubblici e privati. Si potrebbe assistere meglio le persone con 100 ospedali organizzati in una valida rete. Ci sono in questo momento anche in Lombardia decine di ospedali con meno di 100 posti letto. Nonostante le disposizioni  nazionali che impongono la loro chiusura. Silenzio pietoso sull’abuso degli esami diagnostici e dei farmaci.

8. L’esclusività e l’intramoenia sono servite a migliorare l’assistenza ospedaliera? Non è più sano ragionare in termini di stipendio mensile e lasciare ai medici una sana libertà professionale? L’ospedale pubblico non può imitare quello a capitale privato, dove il professionista capace e competente svolge un ruolo importante di attrazione verso la “clientela”?

Non userei il termine clientela perché mi sembra, almeno per noi medici, decisamente improprio. Oggi, 14 marzo 2012, le Agenzie di stampa ci informano che i Carabinieri del NAS, nel 2011, hanno controllato 704 medici. Di questi ne hanno denunciati ben 356 per vari reati. Per il 95% riguardavano l’attività intramoenia e il 5% quella extramenia. I reati contestati sono: peculato, induzione a cure a pagamento presso strutture private, prestazioni in regime libero-professionale in orario istituzionale, falsificazione di atti per indennità di esclusività, ingiusti profitti a danno del SSN. Non credo che sarà facile risanare in tempi brevi  la sanità italiana, senza un riscatto morale e professionale di buona parte del nostri colleghi.

Vittorio Carreri
Milano, 14 marzo 2012
 
       
         
   

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