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I mosaici di Aquileia

 
 
   

Gli scavi effettuati circa un secolo fa sotto il pavimento della basilica di Aquileia hanno riportato alla luce un grande mosaico, risalente al quarto secolo dopo Cristo, che ricopriva una vasta aula (aula sud) molto precedente all’attuale basilica. Il tappeto musivo ritrovato, di pregevole fattura, risulta ben conservato e mancante solo in corrispondenza delle maestose colonne della basilica e di qualche tomba. Gli scavi, ripresi successivamente all’esterno, hanno portato alla luce i resti di un’altra aula (aula nord), in parte risalente allo stesso periodo di quella sud, coperta anch’essa da un vasto tappeto musivo,  mancante quasi solo in corrispondenza delle fondamenta del campanile che vi si erge sopra dal 1031.  I mosaici dell’aula nord risultano fatti con materiali meno pregiati ed eseguiti da mano meno esperta, fatta eccezione per una zona, situata a nord delle fondamenta del campanile, che presenta mosaici più antichi  dai colori brillanti,  di altissima scuola. Questi mosaici non sono inquadrabili  in un contesto storico/culturale latino o latino/cristiano. Dal loro esame, si ricavano, invece, indizi e ipotesi di lavoro che spostano le indagini verso gli ambienti culturali gnostici, presenti durante i primi secoli dell’era cristiana in tutto l’impero romano e particolarmente ad Alessandria d’Egitto. In particolare, lo studioso Renato Iacumin vede nei mosaici più antichi dell’aula nord  l’illustrazione iconografica di vari testi gnostici, tra i quali il libro I e IV del codice “Pistis Sophia,  ritrovato in lingua copta in Egitto nel 1946 e tradotto in italiano nel 1982.

 

 
       
         
   

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