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Nuovo orario di lavoro

 
 
 
   

Come certamente si sa, domani 25 novembre entra in vigore la legge 161/2014 il cui articolo 14, 1. comma abroga due precedenti norme italiane, derogatorie dalla direttiva comunitaria in tema di orari e riposi del personale sanitario dipendente, medici e non medici. Nel dettaglio, si trattava dell’art.41, 13 comma (dirigenza sanitaria) della legge 133/2008 e dell’art.17, comma 6-bis (tutto il ruolo sanitario, comparto incluso) del DL 66/2003.

Questo vuol dire che da domani, si applicano a pieno titolo, anche alla dirigenza sanitaria e ai sanitari, tutte le disposizioni di cui al d.lgs. 66/03 e, in particolare, la previsione dell’art.7, 1 comma, del decreto, secondo la quale “il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo continuativo, ogni 24 ore”. Inoltre, l’art.14, 3 comma, della legge 161/2014 dispone che le norme contrattuali (es. art. 17, CCNL 2008, Area IV ), che avevano dato attuazione alle norme ora abrogate, cessino di aver applicazione alla stessa data del 25 novembre 2015.

Così, dal 25 novembre va pienamente applicata la direttiva europea 88/2003 sull’orario di riposo e di lavoro dei medici (e sanitari) dipendenti. A distanza di tredici anni da quella direttiva arriva la L.161/2014, che ci trova, però, impreparati (a livello nazionale, ministeriale, regionale e di ASL), nonostante il tempo a disposizione per risolvere questo enorme grattacapo sia stato addirittura di 13 anni.

Va ricordato che per il solo personale “pubblico” del SSN da giugno 2008 era stato possibile continuare a derogare dalle regole europee, sia per quanto riguardava la durata massima dell’orario settimanale di lavoro (48 ore, secondo l’Ue; deroga italiana ex art.41 citato) che per quanto riguarda il riposo giornaliero (11 ore, ogni 24 ore lavorate, secondo la U.E.; deroga italiana ex art.17). Queste deroghe italiane, volute da due governi diversi (Prodi prima e Berlusconi dopo) sono servite ad evitare l’erogazione di sanzioni amministrative (multe) all’Italia, e sono la conseguenza dei miseri organici sanitari  delle ASL italiane che mediamente non consentivano  il rispetto della “giusta e doverosa ” normativa comunitaria.

Giusta sia per i medici che per i pazienti. Per i medici, per evitare errori legati alla stanchezza, con conseguenti azioni legali di rivalsa, da parte degli assistiti. Per i pazienti, che hanno tutto il diritto di ricevere prestazioni mediche eccellenti da parte di medici non stressati dal lavoro.

Più volte è stata segnalata questa necessità di garantire la qualità delle prestazioni ai cittadini da parte di medici che abbiano rispettato il giusto orario di lavoro europeo. Ebbene, l'Agenzia ha avuto mandato di chiedere la condivisione di deroghe che avrebbero, però, come unico risultato quello di danneggiare i cittadini oltre che gli stessi medici.

Diventa imprescindibile il confronto politico che porti a una ridefinizione complessiva delle tematiche dell'orario di lavoro nell'ambito del nuovo contratto e uno stanziamento di fondi necessari nell'ambito della Legge di Stabilità, a partire dal superamento del precariato.

La manifestazione organizzata dai Sindacati dei Medici dipendenti ospedalieri insieme con la FNOMCeO per il pomeriggio di sabato 28 novembre a Roma in Piazza SS Apostoli e lo sciopero nazionale del 16 dicembre avranno tra le ragioni lo l'orario di lavoro europeo

24 novembre 2015

 
       
         
   

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